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Trattamento del Trigger points con onde d'urto : il razionale

Data: 28/04/2010
Secondo Janet Travell, il punto Trigger è un “focolaio di iperirritabilià in un tessuto che, quando compresso, è localmente dolente e , se sufficientemente ipersensibile, può dar vita a un dolore e a dolenzia proiettati”.
In particolare la conoscenza della distribuzione topografica del dolore proiettato, ben definita per ogni muscolo, è spesso l’unica informazione che consente di identificare l’origine muscolare del dolore.
La localizzazione precisa di un possibile dolore del paziente, può essere disegnata su di un immagine che ne rappresenti lo schema corporeo, consentendo così una migliore definizione del dolore stesso e aiutare nella diagnosi, talvolta viene anche utilizzata per farvi riferimenti durante il succedersi dei trattamenti per valutarne l’efficacia.
Indagare con accuratezza le azioni di un muscolo, consente di evidenziare quali movimenti e quali situazioni di sovraccarico possano perpetuare la presenza di punti trigger al suo interno. Estendere la valutazione all’intera unità miotattica, permette poi di individuare quali altri muscoli sono funzionalmente correlati a quello interesatto e quindi coinvolti nello sviluppare punti trigger generati dai reciproci stress meccanici.
Risulta evidente, che una chiara comprensione delle connessioni anatomiche del muscolo interessato, definisce le sue principali azioni, i rapporti funzionali con gli altri muscoli, la corretta posizione per esaminarlo e successivamente trattarlo in modo efficace, con i diversi approcci che solo specifici apparati per l’erogazione delle onde d’urto consentono.
Qualche volta i punti trigger possono dare origine a fenomeni autonomi riferiti , o ad alterazioni “propriocettive”, descritte talvolta dai pazienti come vere e proprie disestesie.
Secondo la definizione generale si possono individuare punti trigger miofasciali che vanno distinti dai trigger cutanei, trigger legamentosi, trigger periostali e fasciali non muscolari.
Tutti questi trigger possono essere attivi, latenti, primari, associati, satelliti e secondari. In particolare i il punto trigger miofasciale si caratterizza per essere solitamente all’interno di una bandeletta contratta di un muscolo scheletrico, o in una fascia muscolare .
Esso è solitamente doloroso alla compressione, capace di poter dar vita a caratteristici dolori proiettati, dolenzia alla palpazione e a fenomeni autonomi den definiti e spesso responsabili della maggior parte del disagio del paziente.
Spesso, quando questi sintomi compaiono improvvisamente, il paziente può avere un ricordo preciso dell’ora del luogo e dell’evento o dello specifico movimento che li ha evocati.
In altri casi, sforzi eccessivi, prolungati o ripetuti hanno insidiosamente attivato dei trigger nei muscoli che, sottoposti a continua tensione, hanno già una maggior potenzialità di sviluppare i punti trigger più attivi.
Dopo il trattamento con onde d’urto, è indispensabile che le condizioni o i movimenti che provocano una tensione meccanica e che sono responsabili dell’attivazione dei punti trigger in un dato muscolo, siano identificati ed eliminati, per prevenire la riattivazioni delle condizioni metaboliche e funzionali che favoriscono il perpetuarsi dei punti trigger stessi.
Nel valutare la presenza dei punti trigger, è indispensabile tener presente che:
  • quando i punti trigger attivi son presenti, sia allungamento passivo che attivo del muscolo colpito fa aumentare il dolore percepito.
  • la possibilità di allungamento passivo è limitata all’atteggiamento antalgico che ne deriva;
  • il dolore aumenta quando il muscolo colpito è fortemente contratto contro resistenza fissa;
  • la massima forza contrattile del muscolo colpito è di conseguenza diminuita;
  • dolenzia profonda e disestesia, sono comunemente proiettate dai punti trigger attivi miofasciali, alla zona del dolore proiettato ben individuata dal paziente;
  • disturbi funzionali e non sensitivi, sono qualche volta indotti nella zona di proiezione di un punto trigger mio fasciale;
  • alla palpazione , il muscolo nelle immediate vicinanze di un punto trigger è percepito come contratto;
  • il punto trigger è riscontrato in una bandeletta palpabile come zona chiaramente circoscritta di particolare dolenzia;
  • la pressione digitale applicata su di un punto trigger attivo crea solitamente il “segno del salto”;
  • la palpazione a scatto del punto trigger, frequentemente evoca una rapida contrazione locale;
  • la pressione moderata, ma protratta su un punto trigger sufficientemente irritabile, causa o intensifica il dolore nella zona di proiezione di quel punto trigger;
  • la cute di alcuni pazienti manifesta dermografia o panniculosi nell’area sovrastante i punti trigger attivi .

 

Bibliografia:   tratto dalla rivissta "RIABILITAZIONE OGGI" estratto n°- 2 - febbraio 2009  

L'ARGOMENTO CONTINUA NEL PROSSIMO ARTICOLO

per info : Gianluca Corvaglia 349 7387146

Autore/Fonte: Gianluca Corvaglia


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